Palazzi storici di Trento

PALAZZI STORICI DI TRENTO: PER IMPARARE A CONOSCERE LA CITTÀ ATTRAVERSO I SUOI PALAZZI PIÙ RAPPRESENTATIVI.

Lo scopo di quest’articolo è quello di   fornire un’attenta chiave di lettura ai visitatori aiutandoli a conoscere i Palazzi Storici di Trento più rappresentativi, riportati alla primitiva bellezza attraverso cospicui finanziamenti ed interventi di delicato recupero e restauro da parte dei tecnici della Provincia Autonoma di Trento.

L’idea di quest’articolo è nata sfogliando presso la biblioteca comunale, un libro edito dalla Soprintendenza per i beni architettonici della Provincia autonoma di Trento, un tributo alla storia ed alla bellezza della città di Trento. Una bellezza vista attraverso l’occhio che indaga i suoi elementi compositivi di maggior rilievo: le ARCHITETTURE.

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Attraverso i palazzi storici di Trento si può seguire la trasformazione urbanistica che ha portato la città dal Medio Evo al Rinascimento ed oltre ,tutti questi palazzi affrescati o in pietra resero Trento una città piu’ bella ed affascinante. Grandi pittori a cominciare da Vavassore, Hogenberg, Bertelli fino alle splendide opere dell’Harding nell’Ottocento, la dipinsero e contribuirono a rendere Trento un esempio di architettura e di decorazione specialmente rinascimentale. I palazzi storici di Trento, che oggi ospitano abitazioni, uffici pubblici e privati, musei, sono stati oggetto negli anni di importanti e riuscite operazioni di restauro e di recupero, che hanno riconsegnato alla città autentici gioielli di architettura e di arte da scoprire o riscoprire ma soprattutto autentiche pagine di storia; una storia non scritta con parole, ma scolpite nelle pietre, sfumature nei colori degli affreschi. Un viaggio affascinante alla scoperta del passato per conoscere meglio la città di Trento (palazzi storici di Trento).

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“Fra le foto che ho scattato, né ho scelte alcune in bianco e nero, penso che il bianco e nero rende i dettagli piu’ reali e suggestivi e permette di catturare lo sguardo del osservatore in maniere più potente e incisiva.”

L’elenco dei palazzi storici di Trento è corposo, in questo articolo ho fotografato e descritto i più importanti: Palazzo Balduini, Palazzo Geremia,  Casa Rella Cazzuffi, Palazzo Del Monte, Palazzo Tabarelli, Palazzo Roccabruna, Palazzo Thun, Palazzo Quetta Alberti Colico, Palazzo delle Albere, Palazzo Lodron, Palazzo Sardagna e Palazzo Trentini.


PALAZZO BALDUINI

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Oggi come allora Casa Balduini, si affaccia sulla piazza più importante della città, in Piazza Duomo. Un edificio che si presenta ancora splendido e che racchiude in sé secoli di storia. La medievale Casa Balduini è il primo esempio di casa con le facciate dipinte a Trento. Gli affreschi che decorano la facciata costituiscono uno degli esempi più importanti per la città perché è il più antico rimasto tra tutti gli affreschi che decorano le facciate dei palazzi. Se l’edificio è infatti ascrivibile per caratteristiche e tipologia costruttiva al periodo gotico, le pitture che ne abbelliscono il prospetto si pongono a cavallo tra lo stesso periodo gotico e il successivo, quello rinascimentale.

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Particolare degli affreschi della facciata

Su uno sfondo bianco sono rappresentati festoni di rami dalle foglie verdi e grappoli di frutta annodati da nastri rossi, ghirlande che fanno apparire come meri retaggi le attuali decorazioni natalizie.

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Lo stesso motivo venne realizzato anche nel cortile della parte più antica del Castello del Buonconsiglio. Arcangelo Balduini, per sottolineare la propria importanza e quella dei familiari commissionò, probabilmente a Bartolomeo Sacchetto di Verona esecutore delle pitture del castello, un’analoga decorazione affrescata. Sopra il portale d’ingresso si trova una formella quadrilobata con l’insegna araldica dei proprietari. Ormai poco leggibile è caratterizzata dalla presenza di un drago d’oro alato e un capro, entrambi rampanti. La dimora Balduini ha subito una serie di rimaneggiamenti. Il recente e grazioso poggiolo ha intaccato solo parzialmente il fascino antico della dimora.

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lo scrigno del Duomo (palazzi storici di Trento)

In seguito ad un’importante opera di ristrutturazione di Casa Balduini, nel 1999 nasce lo scrigno del Duomo, Bistrot\Wine Bar all’altezza di Piazza Duomo, e al Ristorante, che si trova invece all’altezza della Piazza di un tempo, al piano inferiore. Il progetto, si è sviluppato tra restauro e integrazione, tra tradizione ed innovazione nella ricerca di una precisa identità espressiva e formale.


PALAZZO RELLA E  CAZUFFI

Le due case, impostate su un tracciato poligonale e sorrette dai massicci pilastri del portico, presentano n complesso ciclo pittorico cinquecentesco che si svolge su diversi piani. Sulla facciata di sinistra sono raffigurati personaggi e scene della mitologia classica.

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Palazzo Cazuffi e Rella (palazzi storici di Trento)

Casa Cazzuffi si affacciava sul duomo, proprio all’imbocco della via Larga, in una posizione invidiabile allora come oggi. L’impianto decorativo, oggi uno dei più visti della città rinascimentale, venne commissionato dal nuovo proprietario tra il 1531 e il 1536. La decorazione andava a sostituire un’altra realizzata verso la metà del Quattrocento e oggi documentata da pochi frammenti: uno, in basso al confine con la chiesa dell’Annunziata. La facciata del palazzo si adegua a quella tendenza che voleva la rappresentazione di grandi figure in luogo di minuziose decorazioni geometriche o fregi, o ancora festoni, solitamente tipiche di una fase precedente.

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La parte superiore dell’apparato pittorico è completata da un’ulteriore banda che alterna orizzontalmente il rosso e il bianco e da un ultimo fregio frammentario in cui si riconoscono putti marmorei. Ai limiti esterni delle scene due colonne dipinte, apparentemente scultoree anch’esse, sembrano contenere e allo stesso tempo costruire architettonicamente lo spazio in cui si muovono le figure evitando però, di proposito, di marcare o sottolineare la presenza dello spigolo della casa.

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Casa Cazuffi: la dea Diana, l’Occasione, Giovane supplichevole di fronte a un cavaliere, Aneddoto della spada di Damocle (palazzi storici di Trento)

Sulla facciata di sinistra sono raffigurati personaggi e scene della mitologia classica, in alto Gerione e le allegorie della Fortunadell’Occasione e della Nemesi. La donna alla guida del carro trainato da cervi è una rappresentazione tradizionale della dea Diana e dei suoi animali sacri: è una dea lunatica, proprio come la Fortunache qui è chiamata a rappresentare. Sulla facciata di destra si dispiegano i temi della Virtù, del Tempo, i Trionfi dell’AmoreApollo ed Abbondanza. Culminanti idealmente nella Scala della Virtù, e commentati dai cartigli in latino, sono sulla piazza, ispirato alla cultura emblematica rinascimentale. Durante il Concilio Casa Cazuffi ospitò l’arcivescovo di Palermo Pietro Tagliavia.

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Casa Rella viene spesso presentata come un tutt’uno con il limitrofo palazzo Cazuffi. nell’Ottocento la famiglia Rella acquisì anche la vicina proprietà. Per questo motivo i due edifici, che sembrano presentarsi in continuità architettonica e visiva, vengono spesso citati come Case Rella e sono stati quasi sempre studiati ed esaminati insieme. Ecco che anche in casa Rella si possono osservare dei pilastri dipinti che, seppur diversi per caratteristiche e tonalità, sono posti alle estremità a definire la facciata mentre finte fasce a fregi figurati fungono da elementi marcapiano.


PALAZZO QUETTA ALBERTI-COLICO (PALAZZI STORICI DI TRENTO)

La facciata è caratterizzata dalla sovrapposizione di affreschi cinquecenteschi e preesistenze quattrocentesche. motivi floreali e fregi all’antica denotano l’influenza sensibile del colorismo veneto. La partitura dei prospetto, frutto dell’accorpamento di due preesistenti lotti medioevali, è arricchita dall’inserimenti del balconcino con bifora e della trifora in asse con il portale, sovrastato dal monogramma di San Bernardino sorretto da due angeli scolpiti a rilievo.

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Palazzo Quetta. La facciata

 

Antonio Quetta trasformò il caseggiato in un’unica residenza caratterizzandola con gli elementi architettonici che ancora oggi vediamo. Fece realizzare un nuovo portale di ingresso con arco e piedritti bugnati e con stipiti a candelabre scolpite. Sopra ad esso sempre in pietra scolpita e inserita in una cornice anch’essa finemente decorata, pose l’immancabile insegna distintive del suo cognome. Quetta fece inoltre realizzare una serie di nuove aperture su tutti e tre i livelli e, soprattutto, una bifora con un modernissimo balconcino traforato e una trifora in asse sopra al portale di ingresso. Nei capitelli di alcune delle aperture fece scolpire il motivo araldico del giglio.

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Il nuovo proprietario, nel tentativo di creare un prospetto unitario, intervenne anche sulle pitture della facciata: sono contemporanei i fregi che caratterizzano la parte alta dell’edificio.

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Palazzo Quetta. Il balcone con la biofora (palazzi storici di Trento)

Durante il Concilio il palazzo ospitò varie personalità tra cui i cardinali legati Girolamo Seripando, famoso teologo agostiniano , e Bernardino Navagero, vescovo di Verona. I passaggi di proprietà dell’edificio sono stati molti, in tempi recenti, è stato sede di una tipografia ed anche di una società telefonica.

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PALAZZO GEREMIA (palazzi storici di trento)

Il palazzo, che oggi è utilizzato come sede di rappresentanza del Comune, nel Cinquecento era la residenza della famiglia Pona-Geremia e aveva l’intento manifesto di illustrare le ragioni del potere e della prodigiosa ricchezza dei suoi proprietari. L’ingresso e la facciata principale davano sulla Via Triumphalis che collegava Duomo e Castello: le sedi del potere della città. Era il tragitto che imperatori, principi, e principesse, vescovi, nobili, dame e cavalieri percorrevano spostandosi in corteo in occasione di grandi feste e celebrazioni. I Geremia avevano ottenuto la grazia dell’Imperatore per le loro abilità negli affari.

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Palazzo Geremia. La facciata (palazzi storici di Trento)

L’edificio, costruito a cavallo tra XV e XVI secolo, si segnala come uno dei primi esempi compiuti dell’architettura rinascimentale trentina e anticipa molte soluzioni adottate nei palazzi di epoca clesiana. L’anonimo pittore che affrescò la facciata manifesta una cultura figurativa affine a quella veronese e vicentina di fina Quattrocento.

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In evidenza temi storico-morali quali: l’incontro dell’imperatore Massimiliano I con la cittadinanza, la ruota della FortunaMarco Curzio a cavallo. Protagonisti della fascia centrale sono il coraggio e lo spirito di sacrificio. Qui vi sono una serie di episodi che al tempo erano noti per l’eroismo e la virtù di cui erano forieri il sacrificio.

 

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Un finto soldato fa da guardaportone (palazzi storici di Trento)

Il coraggio è pure quello di Gaio Muzio Scevola che si trova in un terzo riquadro a fianco di due figure (forse soldati) mentre sta mettendo la mano sul braciere dimostrando di non temere il dolore fisico. Egli che aveva fallito nel tentativo di uccidere Porsenna, l’etrusco nemico di Roma. Un’ultima rappresentazione, purtroppo non più leggibile, mostra forse il sacrificio di Lucrezia moglie di Tarquinio. Ella, secondo il mito, fu oltraggiata da Sesto, figlio dell’ultimo re romano e , dopo aver informato il marito, si uccise scatenando una rivolta popolare e quindi la fine della monarchia.

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balconcino e finestre nella fascia centrale (palazzi storici di Trento)

Dal punto di vista architettonico la facciata del palazzo risponde alle esigenze rinascimentali. Ha poi un balconcino realizzato in pietra rossa di Trento la cui balaustra è lavorata a pelte traforate. Elementi architettonici reali che vanno a fondersi con quelli dipinti nel suddetto gioco di volumi. Durante l’ultima fase del Concilio nel palazzo dimorò il cardinale legato Ludovico Simonetta, vescovo di Lodi.


PALAZZO DEL MONTE

I nobili De Meli, consoli della città e ricchi mercanti, avevano edificato il loro prestigioso palazzo sulla Via Triumphalis intorno al 1510. Posizionato all’angolo tra via del Suffragio e via San Marco, ma era anche collocato nella contrada delle Osterie Tedesche, da sempre interessata da attività mercantili. I De Meli provvidero a conferire al loro palazzo le caratteristiche obbedienti ai dettami rinascimentali progettando fin da subito, probabilmente, anche l’impianto decorativo pittorico per gli intonaci.

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Trifore su Via Suffragio (palazzi storici di Trento)

Il portale di ingresso in marmo, il cui arco poggia sui capitelli decorati da coppie di delfini mostruosi, venne dunque realizzato al pianterreno ma doverosamente al centro della facciata principale. Proprio sopra all’ingresso, al primo e al secondo piano, due Trifoni con balconcino colonnato sono poste a conferire grazia ed eleganza ad un corpo che parrebbe molto massiccio. Oggi le pitture di Palazzo del Monte sono rovinate e di difficile lettura a occhio nudo, soprattutto sul prospetto che dà su via del Suffragio. L’unitarietà del progetto e la ricchezza delle decorazioni in pietra  tra cui si segnalano tre eleganti balconi lo distinguono quale esempio dell’evoluzione dalle forme dell’architettura Tardogotica verso i caratteri del più maturo rinascimento.

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Eretto al centro della città, il palazzo spiccava per le sue pitture a fresco di soggetto mitologico eseguite fra il 1515 e il 1519. Il mito di Ercole è il tema principale degli affreschi, sviluppato in diversi episodi delle sue leggendarie fatiche. La lettura delle varie scene è agevolata dalle relative iscrizioni racchiuse in cartigli, nonché fregi, cornici e figure allegoriche.


PALAZZO TABARELLI

L’edificio rappresenta uno dei migliori saggi dell’architettura rinascimentale di Trento ed è in forte connessione con analoghe architetture bolognesi e ferraresi. Venne fatto edificare tra il 1512 e il 1527 cime residenza della nobile famiglia Tabarelli de Fatis. Realizzare Palazzo Tabarelli non fu certo facile ed economico per i proprietari. I lavori interessarono un lungo arco di tempo (La facciata rimase incompiuta fino al 1791). Le prestigiose soluzioni architettoniche adottate in questo edificio fanno però attribuire la preponderanza dei lavori della facciata all’intervento di un importante capomastro: si tratterebbe di Alessio da Verona , detto Alessio veronese taiapreda. Probabilmente intervenne in una fase già avanzata dell’edificazione del palazzo, tra il 1519 e il 1530, modificando il progetto iniziale.

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Palazzo Tabarelli (palazzi storici di Trento)

A causa delle costruzioni preesistenti, la facciata del palazzo no presenta quella perfezione delle proporzioni dettata dalle regole per la costruzione degli edifici rinascimentali ma è comunque evidente la ricerca di ritmo e simmetria nella gestione dei pieni e dei vuoti dell’edificio. I tre livelli sono scanditi orizzontalmente da tre fregi. Il fregio inferiore che separa il primo piano dal piano terreno presenta un’alternanza di rombi e patere realizzati con una pietra di tonalità scura. I due fregi superiori, posti l’uno tra il primo e il secondo piano e l’altro sopra il terzo ordine di finestre, presentano invece una serie di medaglioni scolpiti con teste di personaggi famosi.

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Nei tondi realizzati per primi sono dunque stati identificati i re e gli imperatori di Roma. Romolo, Numa Pompilio, Tullio Ostillio, Anco Marzio e Tarquinio Prisco sono stati collocati nel fregio superiore a partire da sinistra mentre Servio Tullio e Tarquinio il Superbo si trovano sul fregio inferiore nel secondo e nel quarto medaglione a partire da destra.

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All’interno dell’edificio spicca per intesse la loggia che dà su un cortile interno. Opera anch’essa di Alessio taiapietra, anche se è documentata una commissione a Bernardino da Brescia, è realizzata come la facciata con pietre dalle diverse cromie ed è costituita da tre archi e da due colonne centrali. L’antico prestigio di questa dimora è poi documentato dalla presenza nell’androne di particolari stipiti in pietra decorati a bassorilievo. Nella sala si sono conservati anche i pregiati soffitti lignei e cassettoni dipinti con tavolette decorate a finti marmi fregi a grottesche, e con stemmi della famiglia Tabarelli ed Enno.


PALAZZO ROCCABRUNA

Importante esempio di architettura manieristica, l’edificio fu realizzato fra il  1557 e il 1562 per iniziativa del canonico Girolamo RoccabrunaPalazzo Roccabruna, uno degli esempi architettonici più interessanti del Cinquecento, proprio con affaccio sulla via SS. Trinità. Sulla sua facciata campeggia in alto, imponente, al centro, proprio l’insegna di Cristoforo Madruzzo: il cappello cardinalizio a dominare lo stemma e sotto di esso le aquile inquartate e l’agnello con la bandiera del vescovado di  Bressanone. Nella parte inferiore dello scudo si trova la fenice. Lo stemma è accompagnato da un motto posto sotto un mascherone: tu decus omne meum (in te è tutto il mio onore, la mia dignità): così Gerolamo II Roccabrunamanifestò la sua riconoscenza al Principe Vescovo. Scritta e stemma ricordano a noi, oggi, il rapporto preferenziale tra Cristoforo e Gerolamo.

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Palazzo Roccabruna la facciata (palazzi storici di Trento)

Sul prospetto del palazzo che si articola su tre piani spicca il portale bugnato. Importante nella mole dà tono e caratterizza con elegante imponenza l’intera facciata, assicurando con il suo volume aggettante lo spazio al balcone del piano nobile. Portale e balcone con balaustra, entrambi in pietra bianca, si pongono in asse con l’insegna di Cristoforo. La pietra bianca, utilizzata per quasi tutti gli elementi decorativi della facciata, dopo attento restauro e pulizia, pare quasi brillante. La facciata risulta così essere caratterizzata da quella sobria eleganza difficilmente raggiungibile con giochi cromatici più contrastanti.

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All’interno del palazzo molte sono le stanze interessate da decorazioni, ma il più noto e ricco degli ambienti di rappresentanza è il salone principale a cui oggi è stato dato il nome di Salone del conte di LunaVi campeggia un monumentale camino rinascimentale con elementi in pietra scolpita: le strutture laterali sono decorate con un motivo a scaglie e scanalature. Nel palazzo vi sono altre sale interessanti: hanno pavimenti lignei intarsiati, affreschi, soffitti con stucchi settecenteschi a panoplie d’armi e temi musicali. Merita certamente attenzione la cappella gentilizia annessa al palazzo, una delle più belle del Cinquecento.

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Palazzo Roccabruna è defilato dai percorsi più frequentati e rappresenta una vera scoperta per il visitatore che approfitta delle iniziative enogastronomiche della Camera di Commercio. Quest’ultima oggi lo utilizza come sede per alcune delle sue attività di promozione del territorio.


PALAZZO THUN

Palazzo Thun è un esempio evidente di sovrapposizioni e rimaneggiamenti messi in atto dai suoi proprietari nei diversi secoli. Sovrapposizioni giustificate e motivate dalla necessità di assecondare non solo il modificarsi delle esigenze ma anche i gusti e le tendenze delle varie epoche. Palazzo Thun presenta una particolare separazione stilistica tra gli esterni di gusto rinascimentale e gli interni che sono tutto un susseguirsi di stanze decorate in stile neoclassico. La famiglia Thunpossedeva l’intero isolato, inclusa l’antica Torre Mirana che vediamo ancora svettare sopra agli altri edifici. Realizzato da Messer Sigismondo de Thono (il cognome di Thono subì l’evoluzione in Thun divenendo prima von Thun e poi Thun) che nel 1454 e nel 1461 aveva acquistato delle porzioni di case medievali alte e strette intuendo già, probabilmente, l’importanza di avere una dimora in questa contrada.

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Sigismondo Thun, nipote di Sigismondo de Thono, fece realizzare su tale facciata, in luogo di uno dei due ingressi a ogiva, l’imponente portone che vediamo oggi. E’ caratterizzato da semicolonne scanalate su plinti e da un’architrave decorata a triglifi ( scanalature verticali) alternati a medaglioni. I medaglioni decorano anche l’arco che, in chiave di volta, presenta lo stemma della famiglia nella sua variante del 1516. Nel corso del Seicento venne costruito il balcone in marmo e ferro battuto e venne edificata la loggia che unisce la torre Mirana al Palazzo.

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Al termine della contrada Belenzani i potenti Gesuiti avevano costruito la loro chiesa di S. Francesco Saverio, visibile da lontano con la sua conchiglia barocca. In piazza Duomo era stata scenograficamente posta la spettacolare fontana del Nettuno, anch’essa barocca. (Nel palazzo, in una nicchia posta nel cortile, si trova oggi il nettuno originale della fontana di Piazza Duomo).

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Nettuno originale (palazzi storici di Trento)

Il Palazzo venne ristrutturato al suo interno nel corso dell’Ottocento con nuovi lavori che non arrivarono però, come era invece previsto nel progetto originale, a intaccare l’aspetto rinascimentale esterno. Tra il 1832 e il 1840 l’architetto Rodolfo Vantini, obbedendo allo stile moderno del tempo, pose il cortile al centro del palazzo e, intorno a esso, sopra un colonnato, realizzò la galleria in cui le stanze, raggiungibili tramite un grande scalone che le unisce al cortile, sono poste l’una di seguito all’altra: ad EnfiladeRealizzò così ambienti abbelliti da marmi e decorazioni caratteristici dello stile vantiniano, li arredò con mobili dell’epoca e preziosi parquet con effetto dei legni intarsiati con diversi colori:la Sala grande, la Sala di conversazione, la Sala del fuoco, la Camera da letto, lo Spogliatoio, la Sala del biliardo, la Cappella, la Biblioteca e la Sala nobile.

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La Biblioteca, collocata al secondo piano, riserva la sorpresa di soffitti lignei dipinti con un fregio ancora cinquecentesco rappresentante putti, animali, fogliami e stemmi di svariate famiglie. Torre Mirana, oltre ai soffitti decorati a stucco, ospita un caminetto del XVIII secolo, mentre il Palazzo d’angolo, oltre a decorazioni e soffitti con pitture ad oli, ospita in un grande salone un dipinto rappresentante Ercole mentre sta afferrando le Stinfalidi. In un’altra stanza troviamo un’interessante stufa settecentesca.

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Palazzo Thun nei lunghi secoli della sua storia è stato protagonista di molti eventi in grado di restituirci il clima delle diverse epoche. Tra tutti piace ricordare una grande festa da ballo organizzata dallo stesso Conte Matteo Thun per la notte del 31 maggio del 1800 all’interno dei festeggiamenti cittadini per l’incoronazione di Napoleone Bonaparte. Oggi il palazzo ospita gli Uffici Comunali e il Consiglio Comunale dalla cui sala si può accedere al balcone ce dà su via Belenzani.


PALAZZO FUGGER – GALASSO

Palazzo Fugger-Galasso costituisce l’esempio più rappresentativo del momento di transizione tra Rinascimento e Barocco. Notevole per la sua monumentalità manieristica, il Palazzo si trova sul lato destro di Via Manci ed è conosciuto anche col nome di Palazzo del Diavolo: circola infatti una leggenda, per cui l’edificio sarebbe stato costruito nell’arco di una notte, per opera del Diavolo. Architetto ne fu il bresciano Pietro Maria Bagnadore, su commissione di Giorgio Fugger. Quest’ultimo apparteneva ad una delle famiglie di banchieri più ricche e famose, acquistò una serie di costruzioni affiancate sulla via Lunga per trasformarle in un unico palazzo in cui vivere con la moglie Elena, nipote del cardinale-vescovoLudovico Madruzzo sposata nel 1583. Il lavoro non si prospettava facile: lo spazio ristretto di fronte al prospetto rendeva ardua, Maria Bagnadore puntò sul cromatismo della facciata e sulla visione prospettica scorciata che sarebbe derivata dalla sua collocazione.

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La visione d’insieme venne completata dall’utilizzo contrastante di pietra bianca per le aperture: due ordini di grandi finestre realizzate con cornici aggetanti e timpani decorate dagli elementi che caratterizzavano l’insegna dei Fugger, cioè la dama e il giglio. Le finestre al basamento sono diverse da quelle dei piani superiori che sembrano anticipare soluzioni più tarde, seicentesche. Appena varcata la soglia , il visitatore rimane ancora colpito dalla monumentalità dei pilastri massicci e pesanti che circondano il vasto cortile. Pilastri che costituiscono di fatto vuoti e pieni in grado di conferire solennità allo spazio. Tra le stanze interne , il salone e la cappella dei Martiri Anauniesi, a cui si accede da Via Alfieri, sono invece le più esemplari a proposito del contrasto con la severa monumentalità della facciata. Il grande salone al primo piano presentava in passato, ad esempio, un ciclo di affreschi illustranti le gesta commentate di grandi personaggi, Annibale, Scipione l’Africano, Alessandro Magno, Cesare. Al centro del soffitto Ercole e Marte.

Già nella prima metà del Seicento il palazzo venne acquistato da Mattia Galasso di Castel Campo, generale di Ferdinando II e comandante nella Guerra per la Successione al Ducato di Modena. Nel tardo Seicento provvide ad apportare alcune modifiche al suo palazzo. Fece realizzare il balcone sorretto da copie di colonne corinzie affiancate al portale di ingresso e aggiunse a quest’ultimo un mascherone in bronzo nella chiave di volta. Dopo essere appartenuto ad altre famiglie, durante il periodo delle guerre napoleoniche il palazzo fu utilizzato per diversi scopi dalle truppe di passaggio che si alternarono nella città. Fu adibito a ospedale, magazzino del fieno, stalla centrale per la cavalleria militare e, con la costruzione di sei forni per la cottura del pane nel cortile interno, a deposito di granaglie. Felice Mazzurana, proprietario nell’Ottocento, aveva previsto che venisse trasformato in un grande teatro. I progetti, mai realizzati, sono conservati oggi nella Biblioteca Comunale di Trento.


PALAZZO SARDAGNA

Palazzo Sardagna affacciato su via Calepina è, insieme a palazzo Trautmannsdorf, uno degli esempi che meglio denotano in città il passaggio al barocco. Il palazzo venne edificato nel 1577 dal conte Ludovico Lodron. La presenza al suo interno di affreschi realizzati da Fogolino costituirebbe un prova a favore di tale ipotesi e primo committente e proprietario potrebbe essere stato qualche componente della famiglia dei Gaudenti. Il palazzo all’epoca doveva essere abitato da AntonioSardagna, dottore in legge e console della città, cugino tra l’altro dello stessoLudovico.

 

Il balcone, che venne realizzato dallo scultore Cristoforo Benedetti di Castione in candido marmo, arricchito da putti che paiono reggersi in equilibrio precario sulla balconata sorretta da due telamoni apparentemente piegati su se stessi nello sforzo, raggiunge esiti plastici che sono rari in altri palazzi in città.
Telamone – Palazzo Sardagna

In alto, al centro, sopra il balcone, si trova lo stemma dei Sardagna. Varcato il portone ci si ritrova in un atrio con soffitto a volta unghiata. Al centri dello stesso un tondo ospita tre stemmi affrescati: quello dei padroni di casa e di due casate imparentate. Si riconoscono lo stemma Sardagna con l’aquila coronata e la cascata di Sardagna, lo stemma Ceschi con i tre mori fasciati su fondo dorato e, infine, lo stemma Onori in cui sono inquartati il grifone rampante in oro su fondo azzurro e le croci bianco-nere.

Gli ambienti sono organizzati attorno allo spazio aperto sul quale si affacciano grazie a ballatoi che interessano i primi due piani e a due logge con archi ribassati al terzo piano. Sulla corte si aprono portali bugnati che consentono di accedere a diversi spazi. Varcato uno di questi si raggiungono i piani superiori grazie a uno scalone con soffitti voltati. Varie sale e saloni del piano nobile e del secondo piano hanno stucchi dovuti a interventi settecenteschi. Sappiamo che tali stuccatori furono successivamente chiamati a lavorare alla Sala Del Tempo e della Verità di palazzo Trentini a fianco del  pittore Anselmi, uno dei maestri più famosi e richiesti in città in questo periodo. Il palazzo è sede del Tribunale regionale di giustizia amministrativa i cui uffici sono parzialmente accessibili.


PALAZZO TRENTINI

La storia del palazzo ha inizio intorno al 1740, quando la famiglia dei baroni Trentini, tra le più influenti in città, acquistò nell’antica via Lunga, oggi Manci, due fabbricati contigui per accorparli e trasformarli in una lussuosa residenza. Quando, il 6 febbraio 1764, il barone Sigismondo Saverio Trentini, cugino del vescovo, e Anna Maria Gentilotti si sposarono, scelsero come dimora questo edificio affacciato sulla prestigiosa via Lunga. Trento stava cambiando. Le famiglie nobili e la nuova borghesia continuavano quell’opera di ristrutturazione dei palazzi cittadini avviata dalle generazioni precedenti. Optavano per il rifacimento delle facciate più antiche ancora rimaste, senza intervenire su quei palazzi già riadattati nel Rinascimento. Cancellavano così le tracce architettoniche appartenenti al più lontano passato della città, quello medievale lasciando a noi esempi degli stili barocco e rococò: la nuova “moda” settecentesca. E’ ciò che accaduto a Palazzo Trentini, che occupava una porzione di spazio compreso tra la via Lunga e il corso dell’Adige ed era di proprietà dell’omonima famiglia dal 1740.

 

Palazzo Trentini, oggi sede del Consiglio Provinciale, rappresenta un prodotto ben riuscito e integro dello stile barocco soprattutto nella continuità stilistica esistente tra esterni e interni. Varcato il portone d’ingresso ci si trova in un elegante androne. Due diversi accessi sormontati da grandi conchiglie rococò in stucco consentono al visitatore di salire a sinistra lo scalone che porta ai piani superiori, a destra, dopo aver superato l’antica guardiola con feritoie di raggiungere il cortile interno.

 

La signorilità dell’androne e dello scalone del palazzo non hanno di fatto alcun rivale settecentesco in città. Spazi creati per un palazzo che potesse evitare di sfigurare al confronto con ciò che ormai era consuetudine in contesti extratrentini. Già il pozzo dell’androne, così come le cornici delle finestre della facciata, hanno confronti architettonici di tutto rispetto.

 

Nelle varie stanze del palazzo la decorazione si fa spettacolare. il nostro sguardo è catturato e sollecitato di continuo dalle decorazioni di soffitti e pareti che dovevano essere divenuti un’abitudine per chi soggiornava in questi ambienti. E le pitture non costituiscono certo l’unico elemento importante della decorazione. Nell’epoca barocca, oltre ai ricchi arredi, stufe di maiolica bianche e tessuti scelti in base alla moda del momento contribuivano allo stile decorativo in maniera decisiva anche gli stucchi. Ecco quindi che anche a palazzo Trentini le cornici dei dipinti e i soffitti delle varie sale si riempiono di soffici riccioli di nuvole fantastiche, di statue che sembrano in pesante pietra ma sono invece leggerissime ma anche di strumenti musicali castelli e casupole simboli vari, finte nicchie, volte, draghi alati dal piglio severo o che sputano fiamme per proteggere tesori nascosti, drappi stoffe e merletti. Tra i pittori chiamati a intervenire spiccano soprattutto due nomi: i primi interventi a partire dal 1750, furono del pittore veronese Giorgio Anselmi seguiti, dal 1760, da quelli di Carlo Henrici che era artista tanto famoso da essere conteso dalle famiglie più in vista della società trentina e alto atesina.

 

Qui,  dove oggi ci sono splendidi uffici, rimangono le tracce di azioni compiute tutti i giorni: le sedi dei campanelli che servivano ai padroni per chiamare la servitù oppure ancora lo spioncino di uno spogliatoio attraverso il quale era possibile vedere chi passava lungo lo scalone e accedeva alla Sala dell’Aurora o, ancora, le splendide maniglie e serrature incise e dorate su cui molte mani nei secoli sono passate.


PALAZZO DELLE ALBERE

Il Palazzo delle Albere è una villa fortezza del XVI secolo costruita dai principi vescovi Madruzzo.

Il palazzo deve il suo nome alla doppia fila di pioppi cipressini che, in passato, erano allineati lungo il viale che dalla città conduceva alla villa, attraverso il cosiddetto “arco ei tre portoni” (oggi via Santa Croce)posto all’ingresso del viale. Dallas presenza del viale si deduce che un tempo l’accesso principale era rivolto ad oriente. Ad oriente vi è il parco, ridotto rispetto alla superficie originaria poiché attraversato dalla ferrovia del Brennero ed in parte occupato dal cimitero monumentale di Trento. Tra la ferrovia ed il cimitero, ai lati dell’originario viale vi sono inoltre i resti di due baluardi che si suppone abbiano avuto funzione di barchesse. La villa venne realizzata tra il 1550 e il 1554. Doveva rispondere a molteplici esigenze: era stata concepita come dimora estiva per la famiglia ma costituiva soprattutto il simbolo dell’elevata condizione privata di Cristoforo Madruzzo.

L’edificio ha una pianta quadrata, con quattro torri angolari quadrate di 6 m. di lato e alte 20 m., circondata da un fossato. La facciata orientale, inoltre, è caratterizzata da una doppia serliana.

La villa era molto moderna e paragonabile agli esempi più innovativi dell’architettura nazionale. Al centro del tetto era originariamente presente una piccola torre quadrangolare ( come dimostrano alcuni antichi disegni), ormai andata distrutta. Anche molti degli affreschi presenti nel palazzo sono andati perduti.

Al primo piano si trovava la Sala grande, ma poco o nulla resta dei dipinti che narravano la vita e le imprese di Carlo V, da notare invece le pitture raffiguranti i 12 mesi. Tale piano ha comunque mantenuto la pianta originaria ed è caratterizzato dalla presenza di sale che consentono l’accesso alle stue site nelle quattro torri del palazzo. Diversi i cicli di affreschi, spesso purtroppo molto danneggiati: si ricordano tra gli altri il ciclo rappresentante gli Uomini illustri, un altro illustrante le età dell’uomo e infine, ben conservati, gli affreschi dei Mesi che illustrano i lavori agricoli.

Al centro della sala del ciclo dei Mesi campeggia un camino con la cappa decorata con lo stemma Madruzzo.

Al secondo piano si sono invece conservati molti affreschi rinascimentali: paesaggi immaginari, con rovine e castelli. Altre pitture presenti nel palazzo rappresentano le sette Arti Liberali: Grammatica, Logica, Retorica, Aritmetica, Musica, Geometria, Astronomia; le quattro Virtù cardinali: Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza; e le tre Virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Dopo varie vicissitudini, l’abbandono e la rovina del palazzo furono decretati da un furioso incendio scoppiato nel 1796 quando l’edificio era adibito a custodia di prigionieri francesi. Negli anni settanta l’acquisto e il restauro da parte della Provincia autonoma di Trento portarono l’edificio alle attuali condizioni. Oggi  la sede cittadina del Museo di Arte Moderna Contemporanea di Trento.


PALAZZO LODRON

Sede dal 1993 del Tribunale regionale di giustizia amministrativa, Palazzo Lodron ne è diventato elemento di riconoscimento e di vanto, sia per il suo indubbio pregio artistico, sia perché incarna il carattere insieme austero e raffinato della città di Trento. Percorrendo via Calepina e alzando lo sguardo, non può non colpire lo spettacolo degli affreschi che si intravedono sul soffitto delle stanze che si affacciano sulla strada.

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La decorazione di Palazzo Lodron a Trento fu commissionata dal conte Ludovico II Lodron, figura di spicco della potente casata trentina originaria della Valle del Chiese.

La data di fondazione del palazzo di via Calepina non è nota. Un corpo di fabbrica più piccolo dell’edificio attuale tuttavia, esisteva già al principio degli anni sessanta del Cinquecento. Nel corso dell’ottavo decennio del secolo, i Lodron promossero ingenti lavori per il riadattamento architettonico dell’antico caseggiato, destinato a diventare dimora di rappresentanza di Ludovico II. Esternamente l’edificio si presenta come una modesta costruzione a piano rialzato. Il prospetto affacciato su via Calepina, asimmetrico, è impreziosito dal sobrio portale d’ingresso, nel cui architrave spicca lo stemma di famiglia: di rosso al leone rampante d’argento con la coda intrecciata in nodo d’amore.

All’interno, l’organizzazione planimetrica della residenza prevede una serie di locali di servizio ai livelli del piano terra e del seminterrato. Una scala a unica rampa voltata a botte collega l’atrio d’ingresso con la loggia al piano nobile, che a sua volta immette nelle stanze dell’appartamento comitale. Il ciclo pittorico sviluppato nei diversi ambienti tra il 1583 e il 1588 rappresenta l’impresa figurativa più importante del Manierismo internazionale in terra trentina. L’impianto decorativo accosta le raffigurazioni mitologiche illustrate ad olio sui soffitti alle scene ad affresco dei fregi, dove le vicende dei condottieri Lodron sono intercalate ai ritratti dei membri più illustri della famiglia.

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L’ambiente più vasto è quello del salone d’onore . la stanza è impreziosita da un elegante camino in marmo rosso, inquadrato lateralmente da erme reggenti scudi araldici con il leone lodroniano. Il soffitto è suddiviso in quindici cassettoni di varie forme geometriche. Le cornici che delimitano i dipinti, sono abbellite da mascheroni, finte pietre preziose in trompe-l’oeil e medaglioni recanti lo stemma dei Lodron. Nell’ottagpono centrale è raffigurata l’Allegoria del Tempo: su un grande carro trionfale trainato da due cervi e guidato dal Dio Apollo, si ergono quattro figure femminili personificanti le Ore. Alla sommità del cocchio troneggia l’immagine del Tempo, incarnato dal dio Saturno, colto nell’atto di divorare uno dei suoi figli. Il tema allude alla provvisorietà delle conquiste umane e al veloce trascorrere dell’esistenza

Le altre tre stanze del palazzo allineate lungo via Calepina prendono il nome dal tema che campeggia al centro dei rispettivi soffitti. Esse presentano una decorazione dall’impianto simile, stilisticamente omogenea, realizzata nel biennio 1584-1585. La prima di queste camere, dedicata a Marte Venere, ha il soffitto suddiviso in tredici scomparti, delimitati da una esile cornice finemente intarsiata e ritmicamente pausata, ad ogni angolo da borchie dorate. Nell’esagono centrale è raffigurato il dolce abbraccio di Marte e Venere alla presenza di Cupido saettante.

Nella sala di Nettuno Cenis, campeggia nell’ottagono centrale del soffitto campeggia il rapimento della ninfa Cenis da parte di Nettuno. Quattro lati dell’ottagono  combaciano con altrettanti pannelli rettangolari decorati a grottesche, uno dei quali datato 1584: da uno sfondo uniforme emergono immagini di satiri, sfingi, creature fantastiche in una continua metamorfosi di motivi animali e vegetali.

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Il soffitto della sala del Giudizio di Paride presenta una ripartizione più articolata rispetto a quello delle due precedenti: su un grande pannello rettangolare centrale è rappresentato il Giudizio di Paride. Ai lati del riquadro si dispongono quattro lunette che illustrano gli episodi della guerra di Troia, scatenata in seguito al rapimento di Elena, moglie del re Menelao di Sparta, da parte dello stesso Paride.

La quinta sala, detta delle marine, prospetta sul retro dell’edificio e fu l’ultima in ordine di tempo ad essere decorata: le indagini stratigrafiche eseguite preliminarmente al recente restauro, hanno rivelato che il fregio non è dipinto a fresco, come gli altri nel palazzo, bensì ad olio su muro con l’impiego di pigmenti prodotti in Europa non prima del XVIII secolo. Nonostante la data avanzata, l’impianto compositivo del fregio ricalca lo schema cinquecentesco degli affreschi delle sale precedenti.

La decorazione di Palazzo Lodron costituisce l’episodio artistico più rilevante del secondo Cinquecento nella città di Trento. A dispetto dell’importanza tuttavia, allo stato attuale delle ricerche non è noto alcun documento relativo all’esecuzione della prestigiosa commissione.

Realizzati a più riprese tra il 1583 e il 1588, i dipinti si devono all’intervento di distinte equipe di pittori, accumunate, nonostante la diversa provenienza, da ricorso costante alle stampe di traduzione quali fonti d’ispirazione. In particolare, nel ciclo pittorico gli studiosi hanno individuato precisi riferimenti a incisioni della scuola di Raffaello e degli artisti della corte rudolfina di Praga.

Grazie, Licia Ieva:

 

Trento

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